Lo stress può essere definito come una reazione emozionale intensa che si verifica ogni volta che siamo colpiti da stimoli (esterni, come nel caso del capo ufficio che sollecita l’elaborazione di una pratica) oppure interni, viscerali (è questo il caso delle emozioni, oppure di manifestazioni fisiche che possono destare preoccupazione). Nel linguaggio comune il termine stress è una parola sempre più utilizzata, in alcuni casi del tutto abusata, si pensi al caso della ragazza 14enne romana colpita da aneurisma a cui i sanitari hanno impropriamente diagnosticato un disturbo da stress. I ritmi sempre più incalzanti, la circolazione sempre più rapida delle informazioni e la condivisione costante di comunicazioni sugli smart phone, la precarietà che connota l’esperienza lavorativa, sono tutte variabili in grado di determinare una risposta di stress. Tuttavia, non possiamo liquidare tutta la questione dicendo che si tratta per tutti e sempre di stress negativo. E allora quand’è che lo stress diventa negativo, qual è il limite oltre il quale le stimolazioni determinano distress? Benché non si possa dare una risposta valida per tutti perché ciascuno di noi gode di specifici livelli di tolleranza, possiamo senza dubbio affermare che lo stress diventa negativo quando gli sforzi di adattamento falliscono, quando lo stress supera le nostre capacità di risposta, e questo ci espone a delle vulnerabilità tanto psichiche quanto somatiche. Dal punto di vista psicologico, lo stress negativo (da qui in avanti, distress) si correla a una molteplicità di disturbi: disturbo post-traumatico da stress, disturbo acuto da stress, depressione e disturbi dell’umore, disturbi d’ansia, disturbi psicosomatici, della sfera sessuale e dell’alimentazione.
Nel corso del primo colloquio a studio procedo a una raccolta anamnestica che facilita il riconoscimento di eventuali stressor che minacciano l’equilibrio psico-fisico del paziente. Quando la persona presenta difficoltà riferibili a distress, il lavoro psicologico procede con l’indagine delle circostanze reali e, parallelamente, sono esplorate le percezioni personali sull’evento stressante. Tale procedura si fonda sull’assunto che lo stress è causato più dall’interpretazione che diamo alle situazioni che non dalle situazioni stesse. Aldus Huxley suggerisce che “la realtà non è ciò che ci accade, ma ciò che facciamo con quello che ci accade”.
Unitamente al tradizionale approccio classico, generalmente propongo ai pazienti la pratica del Training Autogeno, una tecnica grazie alla quale puoi staccare la spina ogni volta che vuoi 😉
Gli esercizi del Training Autogeno richiedono un apprendimento guidato e dilazionato nel tempo, per saperne di più vai alla sezione del sito dedicata.