Proprio stamattina leggevo che chi decora la casa con gli addobbi natalizi in anticipo rispetto alla tradizionale attesa dell’8 dicembre è più felice degli altri. A dirlo è Steve McKeown, psicologo e fondatore della McKeown Clinic, che spiega che immergersi nell’atmosfera del Natale ci consente di restare in contatto con il bambino che è in noi, permettendoci di gustare l’illusione di avere più distanti le responsabilità e i problemi della vita quotidiana: “Benché possa esserci una percentuale di ragioni sintomatiche per cui qualcuno voglia ossessivamente addobbare casa in anticipo, nella maggior parte dei casi si tratta di motivazioni nostalgiche o per resuscitare la magia del Natale”, afferma McKeown. Eppure, l’esperienza clinica suggerisce che non per tutti è così.

Le richieste di sostegno psicologico aumentano proprio a Natale e nel periodo immediatamente successivo, e molti pazienti riferiscono sintomi di depressione, ansia e stress. La verità è che il Natale ha i suoi imperativi, ai quali ciascuno reagisce sulla base di vissuti e percezioni personali. Mentre luminarie, regali, addobbi e sapori colorano le fantasie dei più piccoli e rendono più dolci i giorni di molti adulti, per alcuni gli imperativi del Natale rappresentano rigide richieste alle quali desidererebbero sottrarsi. E allora vale la pena esaminare tali imperativi e rifletterci su.

 
Il Natale riunisce le famiglie. Se per alcuni questa è una bella notizia, per altri si tratta di una fonte di ansia e stress. La tavolata a cui si uniscono parenti lontani portatori di domande indiscrete e di regali che raccontano quanto siamo realmente distanti, può essere vissuta come l’elogio dell’ipocrisia, determinando scontentezza anche nei giorni precedenti, se non vera e propria ansia da invasione. Su un altro versante, il primo Natale dopo un lutto si trasforma in una circostanza particolarmente delicata, in cui possono verificarsi dei veri e propri vissuti depressivi da attenzionare sulla base dell’entità della perdita e sulla rete di sostegno e di solidarietà che circonda la persona.

 

Il Natale, tempo di bilanci. Le festività natalizie chiudono l’anno e, inevitabilmente, siamo portati a chiederci qual è stato il nostro progresso rispetto agli obiettivi che, anche implicitamente, ci siamo dati. L’esperienza della chiusura di un ciclo rappresenta simbolicamente una fase di passaggio e quando esistono criticità personali (precarietà lavorativa, coppia in crisi, difficoltà familiari) il bilancio può essere fonte di ansia e stress.

 

A Natale siamo tutti più buoni. La pubblicità ha fatto di questo motto un vero e proprio must. Ma come si può imporre la bontà d’animo? E cosa la distingue dal trionfo dell’ipocrisia? Il messaggio religioso che c’è dietro, per alcuni di noi è del tutto oscurato dal marketing del Natale e questo può essere vissuto con insofferenza o, al contrario, con senso di colpa, presi dalla smania di non deludere nessuno. Come se in seduta io potessi chiedere ad un ansioso di essere più calmo e, nel far ciò, non farei altro che renderlo più nervoso. Le disposizioni d’animo e le emozioni non rispondono a comandi! L’invito che rivolgo, piuttosto, è quello di essere autentici, assumendo anche il rischio di deludere le aspettative di qualcuno.

 

Il mio suggerimento è quello di abbassare le aspettative sull’idea del “Natale Perfetto”, evitando l’inutile rimuginìo sull’anno che si accinge a chiudere il suo ciclo (la ruminazione mentale è inutile!) e piuttosto dedicare le energie a formulare nuovi propositi per l’anno che verrà, il che ci fa sentire già migliori!