La comunicazione riveste un ruolo determinante per il nostro mondo relazionale, e ciò è vero per tutti e da sempre, dai tempi in cui eravamo dei bebè tra le braccia della mamma. In effetti, ogni apprendimento, ogni acquisizione e conquista poggia sulla relazione, di cui la comunicazione è l’inevitabile via maestra. Benché siamo tutti immersi nella comunicazione, non siamo immuni a malintesi e incomprensioni e, quando ciò accade, le situazioni interpersonali possono trasformarsi in agenti di ansia e stress.
La comunicazione è un fenomeno estremamente complesso e perciò oggetto di studio di numerose discipline, dall’ingegneria alle scienze sociali, dalla psicologia alla semiotica.

Nell’esperienza clinica mi capita sempre più frequentemente di imbattermi in storie di persone deluse a causa di fallimenti relazionali e incidenti comunicativi che interessano lo strumento più diffuso e irrinunciabile: il world wide web. Queste tre “w” disciplinano sempre più le nostre interazioni tanto che i non alfabetizzati ai new media sono letteralmente tagliati fuori dalle reti sociali virtuali.

Per definizione, virtuale significa potenziale, possibile, qualcosa che esiste ancora in potenza e non è stato ancora messo in atto. Contrariamente a questa definizione, io sostengo che sul web si compiano dei veri e propri atti comunicativi che hanno delle conseguenze reali, prima ancora che possibili.

In effetti, la comunicazione è da sempre suscettibile di equivoci e fraintendimenti, così come le nostre relazioni sono soggette ad entrare in crisi per i fallimenti comunicativi.

Le mail, i social network e le chat hanno cambiato il nostro modo di comunicare, perfino quando utilizziamo la messaggistica vocale, che sembra restituire – parzialmente – la magia del non verbale ma che, di fatto, trasforma lo scambio in monologo il cui feedback arriverà, semmai, a sfogo avvenuto (aspetto che apre la strada a ulteriori riflessioni).

La rete non è solo un acceleratore della comunicazione e un moltiplicatore della realtà, ma è anche uno spazio nuovo che traccia dinamiche peculiari per il mondo delle relazioni. E, mentre accresce le nostre opportunità comunicative, ci sottrae qualcosa: la presenza fisica dell’altro, le sfumature del  tono di voce, l’intensità dello sguardo.
Comunicare in rete concede, d’altra parte, molto più all’immaginazione, aumenta lo spazio interpretativo degli interlocutori, che creano nella mente le intonazioni, i sospiri, le pause al discorso virtuale.

Chi di noi non ha un amico o un’amica che ha confidato la delusione dell’appuntamento offline con “l’amico” conosciuto online? Quante volte abbiamo sentito dire “in chat era diverso/a…”? Quante volte sui social network pensiamo che una certa affermazione di uno dei nostri contatti si riferisca a noi? E quanto spesso siamo a lanciare messaggi sperando che chi debba raccogliere, raccolga?
E allora vale la pena considerare che il web ha le proprie leggi che la comunicazione face to face non conosce. Prendere coscienza di questo ci può guidare verso la ri-definizione di ruoli e aspettative per comunicare in maniera più efficace e consapevole, anche online.