“Nostalgia” è una parola introdotta da J. Hofer che, nella sua Dissertatio Medica de Nostalgia del 1688, proponeva di sostituire al termine Heimweh il termine nostalgia, risultante da due parole greche: nòstos (ritorno) e àlgos (dolore), per esprimere il dolore connesso al desiderio di tornare in patria. Il termine ebbe fortuna sia in ambito medico-scientifico, sia nell’ambiente filosofico, e fu spostato l’accento del riferimento nostalgico dall’ordine spaziale (la patria, il paese natìo) all’ordine temporale, ovverosia al tempo passato, della gioventù, dei legami vissuti nel paese natìo. Vale la pena ricordare che la nostalgia percorre e pervade l’intera narrazione dell’Odissea. Emergendo vittoriosamente dalla guerra di Troia, Ulisse salpa per l’isola natale di Itaca per riunirsi a sua moglie Penelope. Per 3 anni l’eroe errante affronta mostri, malfattori e divinità maliziose. Per altri 7 anni, trova ristoro tra le braccia della ninfa marina Calypso la quale gli offre il dono dell’immortalità a patto che lui rimanga con lei sull’isola di Ogigia. Tuttavia Ulisse salperà: “Penelope non può essere paragonata alla tua statura o alla tua bellezza, perché lei è solo una mortale, e tu sei immortale e senza età. Tuttavia, è lei che desidero. Desidero la mia casa e bramo il giorno del ritorno”.
Dal punto di vista psicologico, la nostalgia appartiene al quadro sindromico connesso alle separazioni e, in tal senso, può evolvere in uno stato depressivo. Eppure, la nostalgia è un’emozione e, come tale, ha sempre un valore adattivo e funzionale. Occorre quindi esplorare meglio il vissuto nostalgico per comprendere in che modo essa rappresenti una risorsa esistenziale.
La nostalgia è un’emozione sociale. Durante le fantasie nostalgiche la mente è popolata di figure, persone e affetti: si affermano legami simbolici, sono rievocate relazioni significative, che tornano momentaneamente a far parte della vita presente. In tal senso, il ricordo nostalgico rappresenta perfino una chiave di lettura per indagare i rapporti presenti a partire da una prospettiva storicizzata in grado di restituire nuovi significati alla narrazione di vita della persona.
La nostalgia restituisce significato all’esistenza. I risultati di una ricerca di Routledge et al. (Routledge, Arndt, Sedikides e Wildschut, 2008) hanno dimostrato che la nostalgia è in grado di promuovere una nuova percezione di significato nella vita delle persone, il che facilita la capacità di fronteggiare gli inevitabili stress del quotidiano e le potenziali minacce esistenziali che ne derivano. Mi preme sottolineare che l’esperienza clinica conferma che una delle sfide primarie per i pazienti è proprio quella di percepire se stessi nel flusso di un’esistenza significativa. La capacità ritrovata di una narrazione personale dotata di prospettiva storica e di senso simbolico mitiga l’ansia esistenziale favorendo capacità di coping adeguate a far fronte a stress e tensioni quotidiane.
La nostalgia rafforza l’autostima. I vissuti nostalgici aumentano le possibilità di rivedere la propria storia di vita mettendo a fuoco le attribuzioni positive alla propria capacità di scelta e di confronto con gli eventi significativi. Attraverso la rievocazione degli episodi e delle relazioni importanti, un percorso psicologico autobiografico è in grado di portare il paziente a riconsiderare gli eventi riconciliandosi con le dinamiche passate e stimolando positività verso il futuro. L’esperienza di essere parte di un flusso storico che poggia il suo senso nel mondo relazionale rappresenta la conferma più importante su chi siamo e sul nostro valore personale, poiché è proprio tramite il riconoscimento e i riscontri ricevuti dagli altri che si struttura il senso di identità e l’autostima.

 

Riferimento bibliografico

Constantine Sedikides, Tim Wildschut, Jamie Arndt, and Clay Routledge (2008), Nostalgia: Past, Present, and Future, Current Directions in Psychological Science