Il Training Autogeno.

Vuoi imparare una tecnica grazie alla quale staccare la spina ogni volta che vuoi?  Il training autogeno fa al caso tuo.

Desideri conoscere una tecnica in grado di potenziare la tua performance, aumentare la tua concentrazione e gestire lo stress? Anche in questo caso, il training autogeno è quello che fa per te.

Si, il Training Autogeno è una tecnica di rilassamento, ma è anche molto di più. Il rilassamento è il primo gradino di un percorso che può condurre al miglioramento delle prestazioni in tutte le attività, mediante la produzione di modificazioni fisiologiche e psichiche.

Il Training Autogeno fu messo a punto negli anni ’30 del secolo scorso da Heinrich Schultz, neurologo e psichiatra tedesco. Il nome della tecnica richiama tanto il concetto di allenamento (training) quanto l’idea di qualcosa che si genera da sé (autogeno). Potremmo più semplicemente dire che il Training Autogeno è una tecnica che, attraverso un preciso programma di allenamento, ti consente di generare da te un certo “stato”…lo stato autogeno.  Lo stato autogeno è definito in gergo tecnico “concentrazione psichica passiva”, e questi paroloni ci suggeriscono che si fa ingresso in una dimensione mentale non di rilassamento ma di concentrazione –  di concentrazione senza sforzo, dal momento che è passiva –  di concentrazione rivolta al nostro mondo interno – visto che è psichica.

Dopo un periodo in cui ti guiderò nell’apprendimento, sarai in grado di raggiungere e mantenere lo stato autogeno in completa autonomia, per accedervi ogni volta che sarai chiamato a dare il meglio di te. Per le sue proprietà auto-distensive, il Training Autogeno è raccomandato anche per controllare i vissuti di ansia, agitazione e stress.

Infatti , secondo Schultz, si tratta di uno strumento in grado di apportare i seguenti benefici:

  • riposo;
  • auto-distensione;
  • autoregolazione delle funzioni corporee normalmente “involontarie”;
  • miglioramento delle prestazioni;
  • eliminazione del dolore;
  • autodeterminazione (tramite formulazione dei proponimenti);
  • autocritica e autocontrollo (tramite l’introspezione).

Il training autogeno può essere appreso in sessioni individuali oppure in training di gruppo.

Vuoi più informazioni? Contattami. Sarò felice di rispondere alle tue domande.

Mi chiamo Serena Capparella e sono psicologa. Per conoscermi meglio, clicca qui

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La psicologia per superare la paura dell’ascensore

Paura dell’ascensore

La fobia dell’ascensore rappresenta una paura particolarmente invalidante, in grado di complicare le azioni quotidiane di chi ne soffre. Si tratta di una paura più diffusa di quanto si creda, e può compromettere la vita sociale e professionale della persona. Le stime sugli incidenti in ascensori e montacarichi ci informano che negli Stati Uniti le vittime dell’ascensore sono ogni anno pari al numero di incidenti stradali che si registrano ogni 5 ore, e tuttavia questi elementi di razionalità non funzionano con il fobico.

Una fobia specifica

La paura dell’ascensore rientra, a pieno titolo, tra le fobie specifiche. Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, giunto alla quinta edizione (DSM 5), classifica le fobie all’interno dei Disturbi d’Ansia. La fobia specifica è una paura marcata e persistente, sempre presente e con un carattere di irrazionalità.

L’importanza di una corretta diagnosi

Il DSM5 enumera i criteri che devono essere soddisfatti per porre corretta diagnosi della fobia dell’ascensore (paura dell’ascensore).  Vediamoli di seguito:

  • l’esposizione allo stimolo fobico quasi invariabilmente provoca una risposta ansiosa immediata;
  • la persona riconosce che la paura è eccessiva o irragionevole;
  • lo stimolo fobico viene attivamente evitato oppure tollerato con intensa ansia o disagio;
  • l’evitamento e/o l’ansia fobica interferiscono in modo significativo con la normale routine della persona, compromettendone il funzionamento in almeno un importante ambito di vita (lavorativo, scolastico, familiare, sociale, ecc).

“Grazie, prendo le scale”

Per motivi legati all’assenza di barriere archittoniche, al momento di scegliere il mio studio ho privilegiato un piano terra. Tuttavia, ho considerato anche la possibilità di rendere più facile l’accesso a chi ha paura dell’ascensore. Per chi soffre di questa fobia, “Grazie, prendo le scale” è una frase di uso quotidiano dal momento che, lo abbiamo visto, l’evitamento della situazione temuta è in cima ai pensieri della persona. Ma quanta fatica, quante energie profuse per schivare l’ascensore o lo sguardo incredulo di chi invita a fare il viaggio insieme, non sarebbe meglio destinare queste risorse a risolvere il problema?

Piccoli suggerimenti di auto-aiuto

Per superare la paura dell’ascensore possono essere adottati dei piccoli accorgimenti che facilitano il viaggio. Ad esempio, se il senso di oppressione è dato dall’ambiente ristretto e chiuso, può essere utile cominciare ad approcciare a montacarichi dotati di finestra, che consentono l’opportunità di rivolgere lo sguardo all’esterno. Oppure, un’altra indicazione può essere quella di prendere l’ascensore per un solo piano, riducendo i tempi dell’esperienza fobica. In alcuni casi, funziona la richiesta di accompagnamento di una persona fidata ma, attenzione: si corre il rischio che l’accompagnatore diventi una condizione esclusiva, il che finirebbe per rafforzare il circolo vizioso! Infine, di grande aiuto può essere la ripetizione mentale di un mantra durante la permanenza in ascensore fino all’arrivo al piano; la ripetizione dei mantra, infatti, ha il potere di calmare i pensieri.

La psicologia strategica per la paura dell’ascensore

Se hai già provato tutti i piccoli suggerimenti che ho elencato, oppure ti pare che nessuno sia soddisfacente per superare la tua paura dell’ascensore, non disperare. La verità è che, per quanto ci si sforzi di classificare i disturbi entro categorie universali, ogni manifestazione d’ansia e, più in generale, ogni problema ha caratteristiche soggettive. Il mio lavoro, come psicologa, consiste proprio nell’individuare il sistema percettivo reattivo della persona sul quale si è insediato il disturbo fobico. Inoltre, dobbiamo ricordare un fatto: la paura esiste in natura, il coraggio no. La paura è un’emozione primaria che abbiamo in dotazione e che è particolarmente preziosa poiché consente di ottimizzare le chance di sopravvivenza della specie. Diventa dannosa quando è eccessiva e prende il governo delle nostre scelte. Il coraggio è una conquista: si può essere coraggiosi solo a patto di aver affrontato la paura, tutto il resto è incoscienza.

Superare la paura dell’ascensore è possibile. Nella pratica clinica trovo molto utile l’impiego di tecniche di rilassamento che danno l’opportunità al paziente di sperimentare nella sua mente la circostanza fobica. Esse consentono, inoltre, di vivere come se il problema fosse già risolto, risvegliando risorse inaspettate.

Contattami se vuoi approfondire questo argomento.